1411 Simona Grossi Articoli
15 novembre, 2018

L'innovazione sociale, un nuovo motore per le imprese

Viviamo un'epoca che ha assunto e sta assumendo nuovi modelli di organizzazione e gestione degli attori sociali collettivi, come possono essere ad esempio le aziende. Nasce un'idea in grado di creare nuove collaborazioni e networks venendo comunque incontro ai bisogni sociali, e si basa sulla creazione collettiva di valore attraverso l'innovazione sociale.

Il nuovo stile d’imprenditorialità di se stessi e lo sviluppo di modelli aziendali, organizzazioni, e processi dove gli interessi personali e di business vengono coniugati con i benefici per le comunità contribuendo a rispondere anche agli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.

Il cuore delle imprese è sempre più sociale e attento alle comunità locali. Lo afferma il Terzo Rapporto dell’International Center for Research on Social Innovation, redatto da LUISS Guido Carli University e Italiacamp[1].

La convergenza tra una tecnologia abilitante, la disponibilità in tempo e talento, e l’adesione alla missione aziendale implicano tutte un modello organizzativo basato sulla congiunzione propositiva dei singoli attori che fanno parte dell'organizzazione stessa. E' soprattutto, quindi, un'innovazione relazionale quella variabile in grado di accrescere il valore complessivo, dove per questa si intende "l’innovazione che nasce al di là delle procedure formali di stakeholder engagement e riguarda i diversi tipi di relazione attivati dalle aziende con soggetti esterni, spesso per sviluppare soluzioni a problemi sociali che le interessano da vicino", stando alla definizione di Matteo Giuliano Caroli, direttore del Center for Research on Social Innovation.

Applicare un nuovo modello d’innovazione alle imprese rappresenterebbe un megafono per la platea delle aziende collaboranti, al fine di operare una diffusione dell'informazione capillare e aumentare così il numero d’imprese disponibili a progettare con successo strategie d’innovazione sociale. Consentirebbe inoltre di partecipare ad un progetto internazionale di condivisione tra domanda e offerta di innovazione, applicando cioè logiche di mercato in grado di portare un empowerment valoriale.

Si punta quindi alla condivisione con tutti gli attori nazionali delle innovazioni delle aziende appartenenti a questo network, al fine di supportare lo sviluppo sostenibile della singola impresa e contribuire alla crescita economica e sociale dei territori, il tutto contribuendo allo sviluppo di una rete di Social Innovator su scala nazionale.

In Italia esiste un'associazione, la Social Innovation Society, che fa proprio questo: propone lo sviluppo e l’applicazione di un nuovo paradigma sociale che coinvolga cultura, politica ed economia. Porre come punto di partenza la cultura per SIS significa ribaltare il sistema di design, pianificazione e progettazione e il metro delle valutazioni ora centrate su sviluppi prettamente economici[2], al fine di apportare un plus valoriale che sia a 360 gradi.

Condivido a pieno questa linea operativa, convinta che sia il modello che più degli altri possa aprire scenari positivi per il futuro, sia in un'ottica sociale che nei confronti più specifici del mondo imprenditoriale. Lo stesso Gruppo Green Holding S.p.A, che contribuisco a dirigere, si muove esattamente su questa linea. Una partecipazione orizzontale tra tutti i soci che con le loro differenti esperienze e necessità contribuiscono ad apportare costantemente quel surplus d’innovazione in grado di guidare l'organizzazione tutta ad una crescita di fatturato e di competenze, singole e di insieme.

Simona Grossi