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9 maggio, 2019

Impianti fotovoltaici in siti di gestione rifiuti, i vantaggi di questa buona pratica industriale

Come esponente del Gruppo Green Holding, leader della gestione dei rifiuti e realtà da sempre all'avanguardia sia dal punto di vista dell'innovazione tecnologica che da quello dell'adozione di processi di economia circolare, sono assolutamente favorevole alla buona pratica delle aziende del settore che decidono di dotare i propri siti di impianti fotovoltaici.

Noi stessi, per la discarica controllata di Barricalla Spa (partecipata al 35% da Ambienthesis Spa), abbiamo deciso di dotarci di un parco fotovoltaico composto da 2.925 moduli su una superficie totale di 4.680 metri quadri capace di generare una potenza complessiva di 1,12 GWh annui e, quindi, di fornire energia a oltre 2000 individui. Il tutto contribuendo ad un risparmio annuale di 700 tonnellate di CO2, ovvero ciò che produrrebbero 700 vetture a benzina di media cilindrata in un anno[1].  È stata una scelta lungimirante", ha affermato l’ex presidente Nadia Loiaconi (carica quest’oggi ricoperta da Alessandro Battaglino), "dettata da una proficua sinergia tra pubblico e privato. Una politica che punti a soluzioni ecosostenibili per il ricovero dei rifiuti industriali e a una funzionale riconversione degli impianti di stoccaggio è un tassello importante per lo sviluppo economico nazionale. L'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili sulla copertura delle discariche può rappresentare una risorsa per il futuro''[2].

D'altronde la dotazione di impianti solari sulle discariche esauste è un procedimento che sta trovando un particolare sviluppo sia in Italia che in tutta Europa, come confermato dallo studio degli olandesi della Commissione europea attivi al Joint Research Centre di Ispra che quantificano in 13 GWh addizionali il contributo energetico che riceverebbe l'Europa da tale solarizzazione.

Tutto questo è reso possibile sia dall’ovvia evoluzione tecnologica dei pannelli, sia dal repentino abbassamento dei costi di installazione degli impianti completi che si compongono, oltre che dei moduli fotovoltaici e del loro supporto, anche di inverter (convertitori) per trasformare la corrente continua in corrente alternata, e dei quadri elettrici con i cavi per il trasporto dell'energia.

Per questo motivo una gran quantità di Paesi europei si è coperta di discariche fotovoltaiche, anche grazie ai vari incentivi Conto energia che hanno promosso internamente e che hanno permesso la corresponsione di un importo elevato e costante per 20 anni per ogni specifico KWh prodotto dall'impianto connesso alla rete.

Guardando al resto d'Europa, infatti, vediamo come dal 2009 è attiva in Francia la discarica di Manosque in grado di generare 4,1 MW di potenza mentre sta per seguirne le orme anche l'omologo sito di Montpellier. Così in Germania, dove su una cava di materiale edile sorge il parco fotovoltaico di Heckfeld da 1,9 MW che fa coppia con quello di Kornharpen (Bochum) da 800 KW. Spostandoci a Malta si può assistere alla copertura della vecchia discarica di Maghtab con 22 mila pannelli fotovoltaici in grado di produrre 5 MW di potenza, il ché renderà questa area di 36.000 m2 una delle più grandi di tutto il continente[3].

Di recente costruzione è, oltreoceano, il parco di Building Energy situato a Annapolis del Maryland, negli Stati Uniti, che con i suoi 55 mila pannelli impiantati su 32 ettari si propone come il più grande impianto made in usa. Con la sua potenza di 18 MW in grado di generare 24 GWh di elettricità ogni anno questo impianto "si inserisce nell'ambito di una strategia di sviluppo locale ecosostenibile e di valorizzazione energetica di un'area oramai compromessa, che non potrebbe accogliere nessun altro tipo di struttura. L'energia prodotta sarà utilizzata dalla città di Annapolis, dalla Contea di Anne Arundel e dal Provveditorato agli studi della Contea che hanno sottoscritto un contratto di acquisto ventennale, e che contano di avere significativi risparmi sulla bolletta elettrica", come spiega una nota aziendale.

Dopo aver fatto una valutazione dell'intera struttura che ammonta intorno ai 36 milioni di dollari, CEO del Gruppo Building Energy Fabrizio Sago ci spiega come "il parco fotovoltaico di Annapolis è il settimo impianto alimentato da fonti rinnovabili realizzato da Building Energy negli Stati Uniti e il più importante nel nord America", aggiungendo come "produrre energia pulita non soltanto prepara a un futuro in cui saremo sempre meno dipendenti dai combustibili fossili ma, in molti casi, può essere un modo intelligente ed economicamente vantaggioso per le pubbliche amministrazioni di riqualificare terreni in disuso"[4].

La crescente domanda di energia elettrica ha fatto sì che le aree destinate alla raccolta dei rifiuti ormai sature e per le quali è già stata attuata la ricopertura dell'area con un manto erboso siano state conseguentemente convertite in siti di produzione di energia rinnovabile.

Un esempio virtuoso in tal senso lo fornisce il Giappone, dove il Ministero dell'Ambiente ha rivalutato le 3600 discariche presenti sul territorio nazionale attraverso un sistema di incentivi destinati ai Comuni, agli enti territoriali e alle imprese private che vi operano. Tali incentivi saranno destinati sia agli impianti realizzati in discariche dismesse e relative aree di competenza, sia a quei territori che ospitano, invece, discariche ancora operative. Questo affinché l'installazione dei nuovi impianti possa bypassare la clausola dei vincoli paesaggistici.

Secondo il report stilato dallo stesso Ministero, in questo momento il Giappone dispone di una superficie sufficientemente utilizzabile in grado di produrre 7,4 GW ogni anno, quantità che gli consentirebbe di soddisfare le richieste energetiche dei suoi territori senza dover interessarne di nuovi. Tutti questi dati, assieme alla guida agli incentivi e agli studi di fattibilità sulle discariche, sono stati pubblicati sullo stesso sito web istituzionale[5].

Simona Grossi