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24 giugno, 2019

L’approccio multistakeholder? Una leva fondamentale per le imprese

Risulta sempre più evidente come le imprese abbiano bisogno di gestire la propria immagine e reputazione attraverso la coerenza e fedeltà della propria responsabilità sociale, soprattutto quando si parla di mercati internazionali che necessitano, quindi, di un approccio multistakeholder. Con questo termine, infatti, ci si riferisce all’insieme allargato di “grandi produttori, fornitori, ONG, sindacati, organizzazioni internazionali, istituzioni nazionali e locali, cittadinanza attiva, ecc” che compongono una sorta di platea potenzialmente sempre attenta alle mosse che l’impresa fa e a quanto si impegna per la salvaguardia del bene comune e il rispetto delle normative vigenti.

Uno dei migliori strumenti a disposizione delle aziende per veicolare a questo pubblico le informazioni circa il suo operato, e di conseguenza trasmettere ad esso un’immagine di brand che sia il più possibile etica e attendibile, rimane senza ombra di dubbio l’attuazione di iniziative “a porte aperte” (come quelle promosse di recente dal Gruppo Green Holding per l’apertura degli impianti delle società Rea Dalmine S.p.A. (Dalmine – BG), Ambienthesis S.p.A. (Orbassano – TO) e Gea S.r.l. (Sant’Urbano – PD) [1]), eventi che si propongono di “condividere le conoscenze e mediare tra le differenti esigenze e prospettive dei portatori di interesse al fine di equilibrare le ragioni dell’efficienza con quelle dell’equità e, dunque, di contemperare l’obiettivo di profitto con obiettivi di carattere etico sociale[2].

Riportando il caso delle imprese sociali MAG (Mutua Auto Gestione), le organizzazioni multistakeholder con governance partecipata (obbligate, cioè, a condividere in maniera trasparente le decisioni attraverso la partecipazione diretta alla gestione) e con modelli quindi solidaristici e mutualistici, la loro natura di intermediazione finanziaria le obbliga ad organizzare ripetutamente eventi informativi nei confronti dei portatori di interessi e fa di loro alcune tra le realtà più avanguardistiche da questo particolare punto di vista.

Facendo un passo indietro, e tornando quindi ai principali studi sulla Stakeholder Theory di Freeman (teoria già elaborata a partire dagli anni ’80 dello scorso secolo), si può certificare come le imprese non debbano limitarsi al soddisfacimento dei soli azionisti “e alla massimizzazione del valore azionario, ma devono soddisfare le attese di più stakeholder cercando di soddisfare le attese di coloro che apportano un contributo utile allo svolgimento efficiente dell’attività economica”.

La responsabilità di impresa si manifesta quindi nel comunicare il più possibile in maniera trasparente a seconda degli interessi dei soggetti a cui si rivolge, mantenendo in ogni caso fedeltà alla propria mission con l’obiettivo, però, di salvaguardare interessi, diritti e opportunità di tutti. “Il coinvolgimento degli stakeholder rende dinamici i flussi informativi con l’esterno, facilita la ricognizione dei bisogni emergenti e delle problematiche sociali del territorio e, in linea generale, permette di trovare più facilmente soluzioni a problemi complessi”, scriveva Locke nel 1997, e nonostante l’evoluzione del management aziendale la regola continua ad essere estremamente attuale[3].

Un approccio multistakeholder è in grado da un lato di estendere il controllo dell’organizzazione stessa, concedendo occasioni di verifiche continue ai portatori di interesse che vogliono seguire gli obiettivi strategici dell’impresa, e dall’altro di limitare i comportamenti opportunistici e non conformi a quelli stabiliti[4].

Lo sa bene anche il Gruppo Hera, che ha di recente programmato un modello relazionale con i propri clienti consistente in una serie di consigli consultivi locali multistakeholder denominati HeraLAB (dove il suffisso richiama all’acronimo di Local Advisory Board). Con il fine di fornire agli interessati un luogo di ascolto, comprensione e di immediata risposta alle loro curiosità, infatti, sono stati realizzati sei LAB in corrispondenza dei territori in cui il Gruppo opera (Bologna, Ferrara, Imola-Faenza, Modena, Ravenna e Rimini).

Come riporta lo stesso sito aziendale, “ogni LAB permette di identificare e condividere le esigenze locali, con l’obiettivo di formulare iniziative innovative e in grado di soddisfare tali esigenze. Le iniziative concepite, però, non sono semplicemente delle attività che l’azienda finanzia o conduce, ma sono il risultato di una co-progettazione tra cittadini ed azienda[5], a conferma, quindi, di come se da un lato queste iniziative rappresentino un fondamentale momento up to down nei confronti del pubblico attraverso un valore condiviso con il territorio, allo stesso tempo esse si manifestano come indispensabile occasione per raccogliere feedback e strutturare, conseguentemente, la propria offerta di eco-sostenibilità.

Un altro esempio di lungimiranza ed etica del lavoro ce l’hanno offerto le istituzioni italiane stesse che, insieme a rappresentanti della Commissione Europea, ai vertici dell’industria delle rinnovabili, della finanza internazionale, delle accademie e dei principali think tank hanno recentemente presentato all’Hotel Minerva di Roma l’iniziativa renewAfrica. “L’industria europea, l’accademia, gli investitori e i think-tank sono soggetti ideali per offrire la propria esperienza nel settore su ciò che è necessario per realizzare la trasformazione del settore energetico”, è quanto ha dichiarato Antonio Cammisecra, presidente di RES4Africa e CEO di Enel Green Power, per introdurre questo interessantissimo progetto volto a dare slancio agli investimenti in energia rinnovabile in Africa.

L’iniziativa, presentata da Emanuela Del Re, viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e da Romano Prodi, ex presidente della Commissione Europea nonché inviato speciale delle Nazioni Unite per l’Africa, ha visto la partecipazione anche di Vera Songwe, presidente di Uneca, di Antonella Baldino, vertice di Cassa Depositi e Prestiti, di Anne-Charlotte Bournoville della Commissione Europea e di Maria Shaw-Barragan, presidente della Banca Europea degli Investimenti.

Il prossimo passo è la definizione di un piano per dare il via all’iniziativa renewAfrica. Non c’è dubbio che un approccio che combini quello del settore e quello multistakeholder sia l’elemento principale per il successo e per questo motivo così tanti attori si sono riuniti e impegnati a guidare il futuro energetico sostenibile dell’Africa”, ha poi riportato lo stesso Cammisecra per promuovere questo nuovo strumento unico europeo, dotato di un proprio quadro normativo e utilissimo quindi nell’implementazione e nella regolazione dello sviluppo della green economy nel continente africano.

A conferma del suo approccio multistakeholder, infatti, è intervenuta il Direttore Cdp Cooperazione Internazionale allo Sviluppo Antonella Baldino che ha parlato di queste partnership come di strumenti volti a rispondere “a una sfida globale che ha come traguardo obiettivi comuni di diffusione di infrastrutture energetiche e di sviluppo socioeconomico in Africa sub-sahariana. Obiettivi che richiedono un nuovo approccio olistico e multilaterale, di partnership tra settore pubblico e settore privato. Cdp potrà contribuire all’iniziativa renewAfrica fornendo supporto anche mediante strumenti di blended finance mirati e innovativi per i Paesi africani, lavorando assieme agli altri partner, nazionali e internazionali, che condividono l’ambizione di affrontare con successo la sfida dello sviluppo sostenibile per il mondo che vogliamo al 2030[6].

Simona Grossi