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8 luglio, 2019

Land Art: un legame unico tra l'individuo e l'ambiente

Il mondo dell’arte, per sua intrinseca vocazione, non può essere estraneo alla sostenibilità ambientale. Anzi si può dire che sia il precursore del vivere e consumare sano.

Non è un caso che tra gli anni ’60 e ’70 negli Stati Uniti si cominciò a parlare di Land Art, come di un movimento di rottura con un'arte commerciale e legata agli spazi chiusi. Gli artisti sentivano il bisogno di liberarsi di vincoli e trovare nuove possibilità di intervento in spazi aperti e naturali. Già in quegli anni la Land Art metteva al centro la natura e faceva uso di materiali naturali.

Durante il corso degli anni si sono sviluppati diversi filoni, anche molto diversi tra loro come modalità e impatto. Il nuovo corso naturalistico della Land Art è nato in Svizzera a Grindelwald, dove si tiene il Landart Festival, forse la più importante manifestazione al mondo dove natura e arte si incontrano e si celebra l’arte sostenibile.

Questo Festival ha celebrato a giugno dello scorso anno il suo 20 ° anniversario. Durante questo tipo di manifestazioni artisti di diversi paesi creano sculture all'aperto. Tutti i materiali devono essere reperiti nell'ambiente circostante, mentre passanti e visitatori possono guardare gli artisti al lavoro e ammirarne le creazioni.

Oggi uno dei punti fermi di questa forma d’arte è che tutte le opere siano deperibili: utilizzando rami, sassi, foglie e tutto ciò che la natura mette a disposizione la Land Art è al 100% ecosostenibile perché restituisce all’ambiente ciò che ha preso in prestito.

Ciò che più affascina della land art è che l’artista prende in prestito ciò che la natura gli offre per poi restituirglielo. Si viene così a creare un legame unico tra l’individuo e l’ambiente stesso, in cui l’artista è immerso e nel quale vuole lasciare un segno indelebile.

Un esempio precursore di land art in Italia risale al terremoto del 1968 che colpì la Valle del Belice in Sicilia. In seguito a quella calamità, il sindaco di Gibellina, lanciò un appello agli artisti per disegnare una nuova città. Tra i molti artisti che risposero per una nuova città d’arte postmoderna, Burri, realizzò qualcosa di assolutamente innovativo: nel 1984, sulle macerie della vecchia Gibellina, gettò un’enorme colata di cemento bianco, creando il suo celebre Grande Cretto. Questa meravigliosa opera di land art è un segno indelebile sul territorio: le fenditure e i blocchi ricalcano l’impianto urbanistico della città scomparsa.

In questi decenni sono poi nate in Italia delle manifestazioni per celebrare questa forma di arte sostenibile. Ad esempio in Trentino si celebra la land art con Arte Sella, una manifestazione nata nel 1986 e che si svolge all’aperto nei prati e nei boschi della Val di Sella[1]: le opere sono solitamente tridimensionali, ottenute con foglie, rami, tronchi o sassi. Chiusa la manifestazione, le creature sono abbandonate e la natura può rimpossessarsi di esse e riprendere il suo ciclo vitale naturale.

Sempre nel nord-est, questa volta a Pordenone, si è tenuta dal 20 maggio al 31 agosto 2018 la terza edizione di Humus Park, un’iniziativa che ha coinvolto artisti nazionali ed internazionali, per la realizzazione di opere rimaste visibili al pubblico tutta l’estate. E quest’anno dal 5 luglio al 3 agosto una mostra fotografia sulla precedente edizione consentirà di riscoprire nuovamente il territorio, attraverso le foto delle istallazioni[2].

Questa forma d’arte, in cui la natura si afferma come sfondo perfetto dell’intervento estetico e creativo, apre e riapre il dibattito sul rapporto tra arte e sostenibilità ambientale.

Le istallazioni artistiche non sempre sono facilmente fruibile, visti i luoghi in cui viene realizzata e vista l’azione degli agenti atmosferici e del tempo, e probabilmente proprio in questo risiede la forza travolgente e di grande impatto della land art.

In quest’arte, dunque, che ha massimo rispetto della natura e dell’ambiente, risiede anche il tentativo di sensibilizzare il pubblico alla tematica improcrastinabile della salvaguardia dell’ambiente. 

Le opere di land art sono spesso caratterizzate da una temporaneità definita: utilizzando la maggior parte delle volte materiali trovati in natura e quindi talvolta deteriorabili, le sculture realizzate non sono eterne. Per far sì che il loro ricordo non svanisca nel dimenticatoio, gli artisti ricorre al supporto della tecnologia per combattere l’azione del tempo. Quindi spazio ai video girati dagli artisti stessi e alle fotografie per rendere immortali queste opere.

Simona Grossi