141 Simona Grossi Articoli
4 settembre, 2019

Chi è il Mobility Manager nelle aziende

Uno dei punti forti della Sharing economy è senza dubbio la mobilità condivisa. Sempre più aziende ma anche enti pubblici puntano ad incentivare il car sharing dei dipendenti.

Già con il D.M. del 27 marzo 1998 è stata introdotto la figura del Mobility Manager, cioè il responsabile della “Mobilità sostenibile nelle aree urbane”. Il suo lavoro è quello di studiare strategie per la riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale e per un miglioramento dell’organizzazione degli orari per limitare la congestione del traffico. Queste strategie confluiscono in un piano annuale per ridurre il traffico, e quindi influire positivamente sulla qualità dell’aria, e ottimizzare i costi per gli spostamenti. La redazione di questo piano, il PSCL o Piano degli Spostamenti Casa Lavoro, è il compito principale del Mobility Manager.

Con il D.M. del 20 dicembre 2000, recante “Incentivazione dei programmi proposti dai mobility manager aziendali”, è stata definita anche la funzione del Mobility Manager di Area, quale responsabile della struttura di supporto e di coordinamento dei Mobility Manager Aziendali presso i Comuni e infine nel 2015 è stata introdotta anche la figura del Mobility Manager Scolastico, “scelto su base volontaria”, per tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Tutte queste norme hanno l’obiettivo di incentivare e potenziare la mobilità sostenibile. E le tre figure introdotte, il Mobility Manager Aziendale, quello di Area e quello Scolastico hanno compiti propri e specifici ma con il medesimo scopo.

Negli ultimi anni la domanda di competenze nel settore della mobilità è cresciuta sensibilmente, tanti che è stata pubblicata la prassi di riferimento UNI/PdR 35:2018 “Profili professionali della mobilità aziendale – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza e indirizzi operativi per la valutazione della conformità”. Il testo della prassi è pubblicato sul sito dell’UNI, Ente di Unificazione Italiano[1].

Sulla base dei criteri del Quadro europeo delle qualifiche (EQF) nel documento sono definiti i requisiti di quattro profili professionali della mobilità aziendale: mobility manager, fleet manager, travel manager e corporate mobility manager. Ne indica compiti e attività specifiche e relative conoscenze, abilità e competenze. Il documento fornisce anche gli indirizzi operativi per la valutazione della conformità ai requisiti di conoscenza, abilità e competenza definiti per i profili professionali.

In particolare, le attività e le responsabilità del Mobility Manager è stata meglio definita, aggiornandola rispetto alle attuali esigenze di mobilità aziendale e di mercato. Deve infatti introdurre sistematicamente nel settore della mobilità tecniche normalmente utilizzate per l’inserimento nel mercato di altri beni o servizi per aggiungere elementi di valore strategico.

Di fatto non è più solamente la figura che elabora il PSCL e ottimizza la mobilità riducendo l’uso delle vetture private, ma anche colui che crea programmi di mobilità per gruppi di dipendenti in funzione delle esigenze espresse e di quelle, soprattutto, inespresse risultanti ad esempio da indagini ed analisi appositamente svolte. Per esempio definisce insieme al travel manager, al fleet manager e al corporate mobility manager i processi gestionali per l’organizzazione dei viaggi aziendali nella loro interezza, prendendo in esame più modalità (auto short/long term, aereo, bike/car sharing, treno, ecc.).

Poiché le sue attività attività-responsabilità sono molteplici, un Mobility Manager dovrebbe possedere conoscenze, abilità e competenze che spaziano dall’ambito delle tecniche di analisi statistica ed ambientale a quello della gestione logistica e trasporti, senza tralasciare la comunicazione e il marketing.

Uno dei compiti più importanti è quello di gestire la comunicazione e il flusso delle informazioni verso gli stakeholder interni ed esterni. È anche un ruolo chiave e delicato perché dedicato anche al monitoraggio del livello di soddisfazione degli utenti, attraverso indagini specifiche.

Tra le altre cose il Mobility Manager deve anche fornire dati per il “foot print” aziendale, dimostrando l’abbattimento delle emissioni per le scelte di mobilità effettuate, sia fisiche sia virtuali.

Il Sole 24 ore nel 2016 ha censito in Italia circa 850 Mobility Manager, di cui 750 aziendali. Spesso alla base di questa carriera ci sono anche motivazioni di carattere generale, collegate ai temi dell'ambientalismo e dell'ecologia. In un certo senso si tratta di un lavoro "socialmente utile" perché è strettamente connesso alla lotta all'inquinamento e alla riduzione dell'impatto ambientale provocato dagli spostamenti dei dipendenti che si recano al lavoro utilizzando ciascuno la propria automobile.

In virtù di questo, probabilmente, la competenza fondamentale sia la capacità di svolgere i compiti in interconnessione costante con le numerose realtà che operano nel settore e di adattarsi, soprattutto se ci si muove in un contesto complesso e difficile come quello metropolitano, cercando di superare gli inevitabili ostacoli.