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13 novembre, 2019

Si chiude l’Esposizione Internazionale d’Arte, un punto su questa importante manifestazione

Sta per volgere a termine la 58° Esposizione Internazionale d’Arte, organizzata dalla Biennale di Venezia, che è stata inaugurata l’11 maggio e chiuderà le porte il 29 novembre.

È e rimane senza dubbio uno degli eventi più importanti nel panorama internazionale, e proprio perché l’oggetto è la manifestazione artistica, evento capace di smuovere molteplici sentimenti ed emozioni umane. Non riducibile semplicemente a qualcosa che piace e non piace.

Anche perché attorno all’esposizione curata quest’anno da Ralph Rugoff, dal titolo May You Live In Interesting Times, ci sono anche i Padiglioni nazionali, le mostre, gli eventi in città, le installazioni e tanto altro.

Per tirare in qualche modo le somme dell’evento bisogna comunque partire del curatore e dal titolo stesso della mostra[1].

Ralph Rugoff è l’attuale direttore della Hayward Gallery di Londra. Tra il 1985 e il 2002 scrive numerosi articoli e diversi scritti per riviste d’arte; pubblica una raccolta di saggi, Circus Americanus (1995), dove esplora fenomeni culturali dell’occidente americano. Nello stesso periodo inizia a lavorare come curatore indipendente.

Il titolo May You Live In Interesting Times è un’espressione della lingua inglese a lungo erroneamente attribuita a un antico anatema cinese, che evoca periodi di incertezza, crisi e disordini.  Secondo il Presidente della Biennale Paolo Baratta “può essere letto come una sorta di maledizione, nella quale l'espressione “interesting times” evoca l'idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura […].”

La Biennale, sotto la guida di Baratta, ha aumentato i visitatori, diventati a tutti gli effetti un nuovo partner in grado di finanziare parte degli alti costi dei trasporti in laguna. Per i visitatori la mostra non è più solo l’occasione di incontro con opere e artisti. La Biennale di Venezia, infatti, nel corso dell’ultimo decennio ha dato crescente importanza all’attività formativa, sviluppando un forte impegno nelle attività cosiddette “Educational” verso il pubblico delle Mostre, le università, i giovani e i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Tutte le iniziative hanno come obiettivo un coinvolgimento attivo dei partecipanti, attraverso Percorsi guidati e Attività di laboratorio condotti da operatori selezionati formati dalla Biennale stessa.

Quest’anno la Mostra è affiancata da 89 Partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Il Padiglione Italia, sostenuto e promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, è a cura di Milovan Farronato. Negli anni passati proprio la suddivisione in padiglioni era stata criticata, ritenuta fuori moda in tempi di cosmopolitismo e globalizzazione. In realtà quest’anno ci sono 4 paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte (Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan) e la Repubblica Dominicana partecipa per la prima volta alla Biennale Arte con un proprio padiglione.

Il titolo della mostra scelto da Ralph Rugoff è sicuramente esemplificativo della realtà contemporanea, in cui i notiziari annunciano una crisi dopo l’altra, nella quale la diffusione digitale di fake news e di “fatti alternativi”, come nel caso del falso anatema, mina il dibattito politico e la fiducia su cui questo si fonda. Secondo il curatore è necessario fermarsi e provare a rimettere in discussione i punti di riferimento della nostra società.

Rugoff ha dichiarato che la mostra ha incluso «senza dubbio opere d'arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra i quali le molte minacce alle tradizioni fondanti, alle istituzioni e alle relazioni dell’ “ordine postbellico”. Riconosciamo però fin da subito che l'arte non esercita le sue forze nell’ambito della politica […]. In modo indiretto, tuttavia, forse l'arte può offrire una guida che ci aiuti a vivere e pensare in questi “tempi interessanti”.»

Con questi presupposti la Biennale Arte 2019 non si è concentrata su un tema di per sé, ma ha cercato di mettere in evidenza un approccio generale al fare arte e una visione della funzione sociale dell'arte che includa sia il pensiero critico che il piacere.

Anche quest’ultimo aspetto è centrale per May You Live in Interesting Times: una delle convinzioni forti alla base dell’esposizione è “che la felicità umana deriva da conversazioni reali, perché in quanto animali sociali siamo spinti a creare, trovare significati e metterci in relazione l’uno con l’altro”.

Per il critico d’arte Rugoff il significato profondo delle opere d'arte non risiede nell’oggetto materiale in sé, ma nelle conversazioni che si istaura in primis fra l'artista e la sua opera d'arte, poi fra l'opera d'arte stessa e l’osservatore, e infine fra pubblici diversi.

La scommessa della Biennale Arte 2019 è consistita nell’ideale secondo cui i visitatori hanno potuto servirsi dell'esperienza della mostra per guardare alla realtà quotidiana da punti di vista alternativi e più ampi. L’arte potrebbe e dovrebbe servire ad aprire gli occhi delle persone a “modi inesplorati di essere al mondo, cambiando così la loro visione di quel mondo”.

Simona Grossi