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28 novembre, 2019

Fairphone - Lo smartphone etico

È fatto per durare, consuma meno, è costruito con materiali riciclabili. Nel 2019 è stato lanciato Fairphone 3, la terza generazione di cellulari prodotti rispettando l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Un successo che si misura in numeri: oltre 100.000 i possessori di questo particolare telefono nel mondo, e circa 70 i dipendenti dell’azienda in 20 diversi paesi.

Il nome la dice lunga: Fairphone. Letteralmente significa telefono “equo”, “giusto”. E la sua caratteristica principale è, infatti, proprio quella di dichiararsi uno smartphone “responsabile”, nei confronti dei diritti umani e dell’ambiente.

Tutto nacque quando nel gennaio del 2013, l’azienda olandese Fairphone ha avviato una campagna di crowdfunding per capire se ci fosse mercato per uno smartphone di questo tipo, con elevati standard etici sia nell’approvvigionamento della materia prima, che nelle condizioni di lavoro che nelle politiche ambientali: chi voleva poteva già comprare sul sito dell’azienda, al costo di 325 euro, il suo Fairphone. Una volta raggiunte le 25mila prenotazioni (in soli sei mesi), si è dato inizio alla produzione della prima edizione.

Fairphone rappresenta un network tra fornitori, comunità locali e l’industria elettronica nel suo complesso con l’obiettivo di seguire pratiche più eque, rispettare i diritti umani e mettere sul mercato un prodotto competitivo, ma complessivamente meno dannoso. Il Fairphone si dichiara un telefono etico, ma cosa vuol dire? Utilizzo di metalli e minerali (come stagno, tantalio e tungsteno) provenienti in gran parte dal Congo, dove il controllo sulle miniere viene esercitato dalle milizie attraverso la violenza e lo sfruttamento; esternalizzazione della produzione in paesi a basso reddito, soprattutto in Asia, dove è difficile mantenere il controllo sul rispetto dei diritti dei lavoratori; impatto ambientale delle sostanze utilizzate e delle insufficienti politiche per il riciclo dei vecchi apparecchi. Sono queste le principali questioni etiche a cui l’industria degli smartphone è stata chiamata a rispondere negli ultimi anni con una serie di misure imposte dalle organizzazioni internazionali. Ora arriva Fairphone, che fa del rispetto di queste tematiche la sua bandiera. Ma è davvero così?

La produzione dei Fairphone avviene in Cina, presso l’azienda A’Hong. Anche in questo caso, quindi, si esternalizza verso paesi a basso reddito, ma la sua selezione – quantomeno – sarebbe avvenuta secondo una serie di rigidi criteri: comprensione e adesione ai valori di Fairphone, impegno nel miglioramento delle proprie pratiche, dialogo con i dipendenti, trasparenza in ogni fase della produzione, utilizzo di materie prime che non derivino da zone di sfruttamento, garanzia di un prodotto eccellente. Fairphone ha valutato tutti questi aspetti prima di iniziare la produzione, collaborando anche con un’organizzazione locale, TAOS. In questo modo, è potuta intervenire con alcuni cambiamenti fondamentali, come il miglioramento delle misure anti-incendio, dell’illuminazione nelle aree di lavoro o l’introduzione del pranzo gratuito per i dipendenti.

Delle 325 euro del costo finale, 22 euro - secondo quanto sostiene Fairphone – sono destinati alle attività che garantiscono e migliorano gli standard etici della produzione. Ecco quali sono[1]:

  • Materie prime responsabili. L’approvvigionamento di stagno e titanio avviene solo in siti liberi da conflitti e sfruttamento della Repubblica del Congo. Fairphone aderisce inoltre ai programmi Conflict-Free-Tin Initiative e Solutions for Hope Network e sta già lavorando per integrare nelle prossime versioni materiali che garantiscano maggiore responsabilità, come rame e cobalto.
  • Fatto con cura. Fairphone sta conducendo uno studio sugli stipendi nell’area in cui si trova il suo produttore, per essere certo che i lavoratori vengano pagati con un salario dignitoso per vivere (e non solo minimo).
  • Un fondo per i lavoratori. Fairphone ha creato un fondo per i lavoratori, gestito dagli stessi: per ogni telefono venduto, 1.93 euro vanno a questo fondo. Sta ai lavoratori decidere che uso farne, se utilizzarlo per premi in denaro extra, attività di aggiornamento o di svago.
  • Impatto ambientale. L’azienda attua dei programmi per il riciclo sia dei Fairphones che dei rifiuti elettronici in generale. Ha messo in piedi delle strutture per la raccolta di questi avanzi in Ghana, favorendo l’economia locale. Questi rifiuti vengono poi riacquistati da Fairphone e riciclati secondo elevati standard da un’organizzazione europea riconosciuta, Umicore. Grazie a questo sistema Fairphone può essere beneficiaria di tutti i proventi derivanti dal riciclo, nonché riutilizzare i minerali senza sprechi né danni per l’ambiente.
  • Trasparenza. Ad essere chiaramente disponibili sul sito, non è solo la struttura del prezzo, ma anche la lista di tutti i fornitori e i report sulle condizioni di lavoro nell’azienda manufatturiera cinese. Il blog è costantemente aggiornato con dati, foto e chiunque può fare domande o commenti.
  • Punti deboli. Quello che un po’ delude è che non vi sia una descrizione dettagliata dei costi del lavoro. L’azienda comunica solo, attraverso il sito, che gli operai hanno almeno un giorno di riposo a settimana e lavorano non più di 60 ore nei sei giorni lavorativi: troppo rispetto al limite legale di 49 ore, ma meno rispetto alla media nel settore e comunque nei limiti posti dallo ETI Base Code, un codice di condotta etica per le aziende riconosciuto a livello internazionale. Lo stipendio minimo è di 169 dollari al mese, con straordinari pagati. Si tratta di standard ancora minimi, di cui la società si dice consapevole, ferma restando l’ambizione di migliorare nel tempo.

Le specifiche tecniche del Fairphone 3 sono in linea con i modelli proposti ora sul mercato nella fascia di prezzo media: sistema operativo Android 9.0, 64 GB di memoria interna estendibile, 4 GB di RAM, fotocamera posteriore da 12 MP, anteriore da 8 MP. Una delle differenze sta nella confezione: niente carica batterie, cavo USB o cuffie incluse. Ciò per evitare di accumulare copie degli stessi accessori e, di conseguenza, aumentare i rifiuti elettronici nel mondo[2].

Dal punto di vista della progettazione, il Fairphone è strutturato in maniera tale che sia possibile sostituire qualsiasi pezzo che si guasta con un’alternativa altrettanto sostenibile. Il design è modulare in maniera tale che, negli auspici dei progettisti, il telefono duri più a lungo riducendo l’impatto in termini di rifiuto. Il riciclo è incoraggiato anche attraverso il cashback, uno sconto sul nuovo telefono se il cliente decide di “rottamare” il vecchio smartphone.

Per poter garantire un equo compenso e condizioni di lavoro dignitose ai dipendenti, Fairphone si affida ad una vasta rete di partner che coinvolge ONG, ricercatori ed esperti di diritto del lavoro per poter proporre contratti rispettosi delle leggi internazionali e locali, puntando sulla soddisfazione di tutti coloro i quali partecipano alla filiera.

Simona Grossi