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9 marzo, 2020

L’importanza di comunicare la sostenibilità

La parola del futuro prossimo: sostenibilità. Si fa presto a dirla, ma bisogna perseguirla e soprattutto comunicarla. Nel modo giusto.

A misurare in maniera concreta questa capacità ci ha pensato la Lundquist, una società di consulenza attiva nel mondo digitale. Da dodici anni realizza una survey chiamata Csr Online Award sulla corporate social responsibility[1].

Dalla sua attività emerge che tra le aziende italiane, ad esempio Eni racconta bene il proprio operato attraverso video, testimonianze e casi concreti; Snam ha un elevato livello di engagement dentro i social network proponendo argomenti e tenendo vivo il colloquio con le persone; Terna rende concreta la lotta al climate change attraverso la pubblicazione delle performance messe a segno in fatto di riduzioni di CO2 negli ultimi tre anni. Gli esempi potrebbero essere molti altri.

Quest’anno c’è però una novità. È nata “future (dot future) Italia Top 100”, uno studio che interessa aziende quotate e non, che vengono valutate secondo due parametri: i contenuti di sostanza e la capacità di costruire una relazione con gli stakeholder.

Una prima novità è la creazione di un rating formato da tre livelli dinamici in cui sono collocate le aziende, a partire dalle più virtuose, nella Gold class come Eni e Snam, per passare alla Silver class (A2A, Generali, Gruppo Hera, Prysmian, Terna, Tim), fino al livello Bronze (Autogrill, Cnh Industrial, Enel, Erg, Intesa Sanpaolo, Italgas, Luxottica prima della nascita di Essilux, Moncler, Mondadori, Sisal, StM).

Non tutte le cento realtà sono entrate, perché bisognava superare un «livello minimo di attenzione al digitale». Al di sotto di questo livello ci sono 46 le aziende, dette Sleepers, che non hanno passato la valutazione.

La ricerca è stata condotta attraverso specifiche parole chiave individuate dagli analisti. Per esempio, nello storytelling (video emozionali, blog, articoli) nella metà dei casi i topic scelti parlano di sostenibilità in termini di innovazione e trasformazione del business. Nel digitale il 36% del campione offre un approccio al climate change, la metà presenta informazioni sulla diversity.

Infine, dal monitoraggio annuale sull’utilizzo dei social media Facebook e Twitter (un’attività svolta con l’agenzia Twig) emerge che le imprese italiane faticano a creare un dialogo stabile e stimolante con gli stakeholder.

In Italia, come nella stessa Europa, esiste un gruppo ristretto di aziende che fa da guida, avendo precocemente adottato un atteggiamento integrato, dinamico e proattivo verso la sostenibilità. La maggior parte delle altre imprese segue invece una strada sicura di compliance, legata cioè al semplice rispetto delle procedure. La differenza si riflette nella capacità comunicativa: solo le imprese più dinamiche comunicano bene perché l’investimento nella sostenibilità è soprattutto un fattore di competitività e di successo.

Le imprese che ancora faticano a stimolare un dialogo sui social dovrebbero partire dall’ascolto degli stakeholder, come punto chiave per una buona comunicazione di sostenibilità. La discussione sul tema del clima è un’occasione da non perdere per attirare proposte commerciali innovative e nuovi modelli di business su efficienza energetica o mobilità.

È ciò che facciamo, ad esempio, noi di Greenthesis Group. Dedichiamo infatti enormi sforzi alla responsabilità sociale e alla sua comunicazione, come si può dedurre in primis dalla Relazione Finanziaria della quotata Ambienthesis S.p.A,: “l’impegno sui temi della responsabilità sociale e del territorio è ormai parte integrante dei principi e dei comportamenti del Gruppo, orientati all’eccellenza tecnologica, al mantenimento di elevati livelli di sicurezza, di tutela ambientale ed efficienza energetica, nonché alla formazione, sensibilizzazione e coinvolgimento del personale su temi di responsabilità sociale[2].

Non è un caso, infatti, che tra i nostri punti di forza vi sia la perenne ricerca di ottimizzazione dell’utilizzo delle fonti energetiche e delle risorse naturali, così come la riduzione degli impatti ambientali negativi, lo sforzo continuo di una divulgazione scientifica e delle tematiche ambientali di ciascun territorio dove operiamo.

Oltre a manifestare nei fatti tali atteggiamenti, quindi, per le aziende il saper comunicare la responsabilità sociale non rappresenta solo un dovere nei confronti dei soggetti interessati ma anche e soprattutto un plus valoriale che da un lato trasmette la trasparenza necessaria e dall’altro rende lo scambio di informazioni un momento di confronto e di arricchimento generale per tutti.

Simona Grossi