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21 maggio, 2020

NUDGE: cos'è e perché è utile come modalità di approccio

Si è già avuto modo di parlare del corso online per docenti promosso da Greenthesis, A scuola di economia circolare, per la formazione degli insegnanti in termini di economia circolare e sostenibilità, ma oggi si vuole andare un po’ più a fondo precisando un particolare concetto presente nel quinto modulo del corso, quello che si occupa dei “comportamenti”, ossia di tutte quelle piccole e grandi azioni che possono influenzare positivamente una persona affinché modifichi le proprie abitudini in vista di una scelta consapevole più giusta e sostenibile. Il concetto in questione è il nudge.

Questa parola inglese indica letteralmente una “spinta gentile all’azione”, come potrebbe essere quella generata da una piccola pacca sulla spalla per dire “vai, fallo!”. A prendere questa parola e a farla diventare una vera e propria modalità d’approccio, sono stati, nel 2008, il vincitore del premio Holberg Cass Sunstein e il futuro premio Nobel per l’Economia (2017) Richard Thaler, entrambi scienziati sociali. Dando alle stampe il loro libro intitolato proprio Nudge, infatti, si proponevano l’ambizioso obiettivo di mostrare come fosse possibile, grazie a questo nuovo approccio, “migliorare le decisioni riguardo a salute, ricchezza e felicità”, come recita il sottotitolo.

Gli stessi autori, nel volume, spiegano che: «Nudging è ogni aspetto nell’architettura delle scelte che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici. Per contare come un mero pungolo, l’intervento dovrebbe essere facile e poco costoso da evitare. I pungoli non sono ordini. Mettere frutta al livello degli occhi conta come un nudge. Proibire il cibo spazzatura no» [1].

Parlare di architettura delle scelte significa prendere in considerazione quali sono le leve di base secondo le quali ciascuno di noi compie le scelte e dopo averle individuate plasmarne ogni aspetto affinché si possa direzionare in maniera virtuosa un comportamento, senza che esso sia però condizionato da un obbligo e quindi da una “non-scelta”. Attraverso il nudging, semplificando, si capisce quale possa essere la leva giusta per modificare o favorire un certo comportamento e lo si mette in campo, ma invece di utilizzare leve “tradizionali” quali il denaro o un obbligo o un divieto, si adottanoleve cognitive che attivano un meccanismo tale da farci scegliere di agire in un determinato modo.

Messa in questi termini potrebbe sembrare quasi un controllo psicologico di orwelliana memoria, una sorta di enorme Grande Fratello dove ogni nostra scelta viene direzionata, in realtà un buon nudge non è nulla di tutto questo! Anzi, come spiega bene Luciano Canova (economista, divulgatore scientifico e insegnante di Economia Comportamentale, nostro collaboratore per A scuola di economia circolare), affinché un nudge sia davvero efficace «deve essere pensato in modo tale che una persona possa cambiare il corso delle sue azioni in qualunque momento e in modo semplice. Per questo motivo, la filosofia politica che lo ispira viene chiamata paternalismo libertario, con attenzione specifica all’aggettivo. A mettere al riparo il nudge da forme di controllo sociale è la scienza e, in particolare, l’uso di sperimentazioni scientifiche rigorose, condotte da unità di esperti per testare la validità di un’ipotesi. È l’approccio, ad esempio, seguito dal Behavioural Insights Team che opera ormai in tutto il mondo, e che disegna interventi di policy ispirati al nudge e verificati proprio attraverso esperimenti sul campo. Senza il supporto di un protocollo serio e di un approccio empirico rigoroso, il nudge rischia di essere una parola vuota, più un trending topic che una possibilità. Esso, in modo meno roboante, forse, ma con una credibilità scientifica decisamente maggiore, costituisce un’opportunità nelle mani del policy maker che vuole promuovere determinati comportamenti, scoraggiarne altri e, in ultima analisi, provare a migliorare il mondo in cui viviamo» [2].

È il caso, a questo punto, di fare qualche esempio pratico per mostrare come funziona nella realtà l’approccio nudge e perché può essere utile in ottica di economia circolare e sostenibilità.

Un primo esempio abbastanza noto viene dalla Danimarca: l’Università di Roskilde, dopo aver appurato che almeno 1 persona su 3 cadeva nella tentazione di gettare una carta per terra, ha pensato di dare vita alla giusta “spinta gentile” per contenere il fenomeno. Ma come? Si è pensato di disegnare delle orme verdi per terra che mostrassero il percorso verso i cestini dell’immondizia. Il risultato è stato incredibile: una diminuzione immediata del 46% delle carte buttate sul marciapiede laddove erano presenti le orme rispetto ad altri luoghi della città dove esse non erano state disegnate. Tutto questo, inoltre, è avvenuto senza dover ricorrere a multe o a premi, ma semplicemente risvegliando tramite quelle piccole orme un comportamento civicamente responsabile e migliorando, di conseguenza, lo stato dei marciapiedi danesi.

Un secondo esempio riguarda la nascita di organizzazioni e nudge unit che in diverse parti del mondo le quali conducono attuano delle politiche di nudging per dimostrare la sua efficacia e per ridurre gli sprechi. È il caso della giovane GreeNudge, nata nel 2011 a Oslo, che nell’ambito di un lavoro commissionatogli da un grande albergo per il quale doveva trovare un modo per ridurre gli sprechi di cibo, propose come “spinta gentile” quella di variare la dimensione dei piatti del buffet del ristorante, modificando il diametro da 24 a 21 centimetri. Risultato? Il 19,5% in meno di sprechi. Questo risparmio non è andato solo a vantaggio dell’albergo, che ha comunque raggiunto il suo obiettivo, ma ha chiaramente avuto anche ripercussioni positive sulle spese dello smaltimento dei rifiuti e, a cascata, sull’ambiente nella sua totalità (vi basti pensare che per ogni chilo di cibo sprecato si generano 1,9 chili di emissioni di CO2) [3].

Il nudging, quindi, non si propone di cambiare le preferenze di chi decide, ma gli offre degli strumenti in più, mostrandogli gli obiettivi corretti e aiutandolo a portarli a termine. È come se avessimo due strade, due possibilità, percorrendo la prima verranno sfruttate le nostre debolezze e la nostra scarsa forza di volontà, nell’altra si punterà sulle nostre capacità decisionali semplificandoci la scelta.

In un mondo che corre a una velocità sempre maggiore, il nudge ci aiuta a essere dei decisori attenti, riflessivi, attivi e non passivi, impulsivi e pigri.

Simona Grossi


[1] http://www.neosmagazine.it/new/2018/04/larchitettura-delle-scelte-ottenere-grandi-risultati-piccoli-incentivi/

[2] https://changes.unipol.it/la-felicit%C3%A0-del-nudge

[3] https://www.informazionesenzafiltro.it/il-comportamento-economico-chiede-gentilezza/